Venerdì 24 aprile, in MEMO4345, è tornato a farci visita Martin Stut, in compagnia della madre e del padre Bernard, figlio di Jean Israel Stut, accolti dall’assessore alla Cultura del Comune di Borgo San Dalmazzo Michela Galvagno.
La famiglia Stut era originaria della Bessarabia, una regione dalla storia turbolenta passando tra Impero Russo, Romania e Unione Sovietica, come turbolenta è stata la vita delle sorelle Hava e Sonia, e del fratello Saja Stut, che, a causa delle difficoltà e rivolgimenti avvenuti dopo la Prima Guerra Mondiale emigrarono a fasi alterne ritrovandosi nel territorio francese, a Bordeaux.
Hava si legò a Srul Gerchenzon, e dai due nacque Abraham François; mentre Saja si sposò con Masia Oroster, dalla quale unione nascerà Jean Israel e la sorella Jenny, che si legherà proprio ad Abraham François, dando alla luce il piccolo Simon Israel.
Con l’occupazione tedesca della Francia durante la Seconda Guerra Mondiale, la famiglia lascia la città e si sposta a sud, a Villaneuve sur Lot, mentre Jean Israel entra nel servizio militare dov’è imbarcato per Beirut con compiti di difesa contraerea, poi seguirà il trasferimento in Siria, il ritorno a Marsiglia, Nimes, ed infine Tolosa, dove ogni fine settimana si ricongiunge con la famiglia a Villaneuve sur Lot.
Mandati in residence forcée a Saint Martin Vesubie dalle autorità di occupazione italiane, con l’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre ’43, faranno parte del gruppo di persone, più di 800, che attraverseranno le montagne giungendo nelle vallate cuneesi in cerca di salvezza, fuorché Jean Israel, che insieme alla moglie Annette, rimane in Francia.
La famiglia, giunta a Borgo San Dalmazzo, viene internata nel campo di concentramento e deportata dalla stazione il 21 novembre 1943, ad Auschwitz, senza fare ritorno. L’ unico a sopravvivere sarà Abraham François, che miracolosamente incontrerà suo cognato Jean Israel nel campo di Morowitz mentre era addetto alla distribuzione della minestra; infatti anche la coppia rimasta in Francia era stata arrestata e deportata nel medesimo campo. Dopo una breve frequentazione, Jean viene trasferito in altri campi e i due si perderanno di vista.
Nell’estate del ’45, dopo una lunghissima peregrinazione e degenza in ospedale Jean viene rimpatriato e raggiunge Bordeaux, dove suo cognato aveva il suo negozio, ed è proprio lì che lo ritrova.

